Superare una rottura

Come superare un rottura? Anche gli oggetti fanno male

Come affrontare i ricordi materiali dopo una separazione

Superare una rottura non è un compito semplice.
Vederla lì, senza custodia, appoggiata sul mio divano, è stato come guardare un pezzo di me sanguinante.
Era una chitarra che non avevo mai suonato davvero, ma che per cinque anni e mezzo era rimasta appesa al muro come simbolo del nostro legame. Non era solo uno strumento: era il segno tangibile di un amore che ormai non esiste più.

Ricordo ancora quando tutto iniziò. Era una domenica mattina e stavamo girovagando in un mercatino dell’usato. Tra tanti oggetti abbandonati, il mio sguardo si fermò su quella chitarra. “Chissà come suona bene — commentai — gli strumenti vintage hanno un’anima diversa”. Non aggiunsi altro. Uscimmo, e io pensai che la cosa fosse finita lì. Ma lei aveva registrato ogni parola. Poco tempo dopo, in occasione di una delle prime ricorrenze, la trovai ad aspettarmi sul letto, con un fiocco e un biglietto. Non so se riuscii a mostrarle davvero tutta la mia gratitudine, ma in quel momento capii che con lei era diverso: mi ascoltava, mi dava importanza nello stesso modo in cui io l’avevo sempre data agli altri. Lei non sapeva nulla di chitarre, ma si era interessata lo stesso, solo per dimostrarmi amore.

Quella chitarra rimase con noi, più come simbolo che come strumento. Era in bella vista, appesa al muro, quasi a ricordarci che tra noi c’era un legame speciale. Adesso invece è qui, smarrita quanto me, spaesata in una casa che non è più la sua. Pregna di un sentimento che si è spento, mi guarda come per chiedere: “E adesso?”.

Per un attimo ho pensato di distruggerla, come se spezzando il legno potessi rompere anche il dolore che contiene. Poi mi è venuta un’altra idea: riportarla al mercatino da cui era venuta. Magari un giorno un’altra persona si fermerà a guardarla, e per lei quella chitarra sarà l’inizio di una nuova storia d’amore.


Quando gli oggetti diventano ferite

Oggetti rottura

Non sono solo cose, gli oggetti. In psicologia si parla di “oggetti transizionali”: oggetti che diventano contenitori di memoria ed emozione. Un vestito, un regalo, un libro — non li vediamo più per quello che sono, ma per quello che rappresentano. Sono ponti tra noi e chi non c’è più. Superare una rottura da soli circondati da tutti questi ricordi materiali può essere fonte di un forte dolore emotivo molto intenso.
Ecco perché, dopo una rottura, fanno così male. Perché ci riportano in un istante a momenti felici, a gesti d’amore, a promesse che credevamo eterne. Guardiamo una chitarra, ma in realtà stiamo guardando una parte della nostra vita.


Cosa farne?

Non esiste una risposta universale. C’è chi li butta via, chi li conserva, chi li trasforma. Io non so ancora cosa farò di quella chitarra. Ma so che oggi è dolore, domani forse sarà solo nostalgia. E forse, un giorno, tornerà a essere semplicemente uno strumento, pronto ad accompagnare qualcun altro.

Gli oggetti ci insegnano che non possiamo cancellare il passato per superare una rottura, ma possiamo decidere che significato dargli nel presente. Oggi la mia chitarra è ferita, ma un domani potrebbe tornare leggera.

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