Non tutte le forme di dolore nascono dalla tristezza…
A volte mi sento pieno di vita. Immagino di viaggiare, conoscere culture diverse, ridere, imparare cose nuove, mangiare cibi inebrianti, cantare, esercitarmi a scrivere nuove canzoni, giocare e fare molte altre attività. Sono le rare volte in cui ho davvero voglia di godere della mia vita.
Sento un forte impeto che parte dal centro del petto e arriva a pervadere il collo, la gola e poi la testa. Mi sento bene, stranamente. Penso che si chiami euforia.
Mi rattristo solo quando inizio a pensare che vorrei condividere queste sensazioni rare con qualcuno che amo. Non mi riferisco ai miei amici. Mi piacerebbe condividerle con una compagna di vita. Una persona diversa e speciale.
Forse, in passato, mi è successo, ma questa sensazione per me è molto rara. Vorrei poter fare tutte quelle cose e condividere il mio corpo con qualcuno. Sentire amore per la vita e sentire lo stesso per qualcuno, nello stesso momento, penso sia qualcosa di straordinariamente prezioso.
Io mi sento pronto a dare amore a qualcuno. Quando inizio a farlo, però, non ho mai il tempo di abituarmici che, tutto d’un tratto, cessa di esistere. Fino a oggi ho avuto tre persone. Forse non avevano sufficientemente voglia d’impegnarsi a vita con me. Io so solo che sarei stato disposto a non sostituirle mai. Quelle persone erano quelle a cui avevo deciso di mostrare chi ero veramente. Evidentemente non è bastato.
Sentirsi il cuore pieno di questa elettricità inspiegabile e non poterla condividere è un’immensa sofferenza. Per me è un evento unico quando mi accade di sentirmi così. È difficile che io provi emozioni positive così chiare e forti. Quando succede, sono sempre solo e questo mi fa sentire terribilmente sovrastato.
So di essere bisognoso di cura in un rapporto romantico, ma qui parlo di una sensazione diversa. Penso a quella felicità, a quella brezza fresca che accende il cuore in un battito di ciglia. Al potersi accontentare delle piccole cose che ti fanno sorridere o che ti provocano quel senso di libertà profonda. Quasi come se, in una frazione di secondo, ci si accorgesse che quel momento, in quel preciso giorno, non tornerà mai più e che la sua bellezza stia proprio nel poterlo assaporare in ogni suo piccolo dettaglio.
L’unica cosa che mi stanca è farlo da solo. Proprio quando provo felicità, un’emozione rarissima per me, compare anche il dolore. È impegnativo staccare la propria attenzione dal dolore per sintonizzarsi sulla felicità.
Dalla narrazione che sto dando potrebbe sembrare che io abbia un estremo bisogno di una compagna, ma non è così. Ho conquistato una certa indipendenza, mi sono concentrato su me stesso e sto cercando di andare avanti con la mia vita. Eppure continuo a sentire che c’è una parte dell’esperienza umana che, da soli, resta inevitabilmente incompleta.
La condivisione è uno dei bisogni più primitivi dell’essere umano ed è profondamente legata ai legami che costruiamo. Forse oggi condividiamo continuamente ciò che facciamo, ma sempre meno ciò che sentiamo davvero. E forse è anche per questo che, a volte, perfino la felicità riesce a fare male.
Perché alcune emozioni non sembrano essere nate per essere trattenute. Sembrano essere nate per essere condivise.
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